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GESÙ E MARIA
AGLI UOMINI D'OGGI
RICHIAMI D'AMORE
Lungo i secoli ci sono state Rivelazioni chiamate "private", alcune delle quali riconosciute dall'autorità della Chiesa (CCC 67).
Nella dottrina della Chiesa Cattolica si parla di Rivelazioni Private, dette pure Rivelazioni Speciali[1][2a] o Rivelazioni Particolari[2b], quando una o più persone vengono privilegiate con il dono della profezia. La rivelazione profetica viene fatta alla maniera di un colloquio di Dio (o dei suoi santi) con l'uomo: dai profeti poi le cose ad essi rivelate vengono divulgate e con la parola e con lo scritto[3].
La forma privata con cui Dio parla all'uomo nelle Rivelazioni Private le distingue dalla Rivelazione Pubblica che si è compiuta in Cristo e che si ripeterà una seconda volta solamente alla fine dei tempi con la sua venuta gloriosa[4]. In Cristo infatti, Dio si è rivelato pubblicamente ed apertamente a tutta quanta l'umanità[5]: la prima volta è venuto nella carne e nella debolezza; alla fine dei tempi verrà una seconda volta con grande potenza e gloria[6]. La dottrina cattolica insegna che non c'è da aspettarsi alcuna nuova Rivelazione Pubblica al di fuori di queste due (Cfr. CCC 66 o Dei Verbum, 4).
Le Rivelazioni Private sono invece eventi molto più frequenti nella storia della Salvezza; non sono mai mancate né prima della venuta di Gesù (nell'A.T. sono innumerevoli gli episodi di Rivelazioni Private, come ad esempio Dio che parla a Noè oppure ad Abramo [7]) né dopo, fino ai tempi moderni (come ad esempio Lourdes e Fatima). Nelle Rivelazioni Private Dio parla con l'uomo molte volte ed in molti modi (Cfr. Eb 1,1-2) assai diversi fra loro (locuzioni, apparizioni, visioni, dettatura, etc...).
Dunque l'aggettivo "privata" o "speciale" sott'intende che Dio, nelle rivelazioni che compie al di fuori della sua Rivelazione Pubblica, si manifesta necessariamente a un intermediario, una o più persone da Lui scelte per portare le sue comunicazioni. Non potendo Dio, per sua libera scelta (cfr. Gv 14,19), manifestarsi pubblicamente se non nella persona di Gesù nella pienezza del tempo ed alla fine dei tempi, si serve per parlarci di persone scelte dalla sua bontà e sapienza. Il termine «privata» quindi si riferisce esclusivamente alla forma e al modo in cui avvengono questa rivelazioni[...] e non significa affatto che esse siano destinate ai singoli, senza che tutta la Chiesa «ne riceva edificazione»[8][9]. In questo contesto possiamo correttamente riferirci anche a tutte le visioni e rivelazioni che si verificano dopo la conclusione del Nuovo Testamento come a delle "Rivelazioni Private" [10].
Il processo vitale, nel quale Dio si avvicina all'uomo, iniziato con Adamo ed Eva e concluso in Cristo e con la testimonianza a lui resa nei libri del Nuovo Testamento, prende complessivamente il nome di "Rivelazione" [11]. L'economia cristiana però, in quanto alleanza nuova e definitiva, non passerà mai (DV 4). Dio inoltre dispose che quanto egli aveva rivelato rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni. Ciò avviene sia con la Sacra Scrittura che con la Sacra Tradizione. Questa Tradizione di origine Apostolica progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo; cresce infatti nel tempo la comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse (DV 8).
Cristo Gesù è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione[12]. In Lui la Rivelazione è compiuta[13], ma non è completamente esplicitata (Cfr. CCC 66) e quindi conosciuta con pienezza. La Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza di questa verità divina (DV 8) come lo stesso Gesù aveva preannunciato agli Apostoli dicendo: "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future" (Gv 16, 12-13).
Dunque Dio ha già depositato nella Chiesa tutte le verità che nel loro insieme vengono teologicamente chiamate Depositum Fidei o Deposito della Fede, ma affinché la comprensione della rivelazione diventi sempre più profonda lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni (DV 5).
Tra le manifestazioni dello Spirito Santo vi è il dono della profezia (Cfr. 1 Cor 12,10) e quindi il fenomeno delle Rivelazioni Private che appartiene all'ordine profetico. Il carisma profetico, come anche tutti gli altri doni dello Spirito Santo, è per l'utilità comune (Cfr. 1 Cor 12,7), quindi non dobbiamo mai pensare che il carattere privato delle Rivelazioni sia tale che la Chiesa intera non debba invece riceverne edificazione.
La profezia, in quanto ordinata alla conoscenza della verità divina, acquista maggiore eccellenza dopo la venuta di Gesù rispetto alla profezia vetero-testamentaria [14a], secondo le parole di S.Paolo: "Questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito" (Ef 3,5).
La profezia, invece, in quanto ordinata alla guida delle azioni degli uomini, non varia secondo i tempi ma secondo la gravità delle circostanze che hanno causato l'intervento divino. [14b]
I Profeti Cristiani dunque, con le Rivelazioni Private, costituiscono uno dei fondamenti della Chiesa assieme agli Apostoli, come sta scritto in Ef 2,20: "Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio,
edificati sopra il fondamento degli Apostoli e dei Profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù".
Gli Apostoli ed i Profeti nel N.T. sono costantemente ed indissolubilmente associati nella loro funzione salvifica. Nell'antico canto cristiano di ringraziamento del TE DEUM troviamo:
"Te gloriosus Apostolorum chorus,
te Prophetarum laudabilis numerus,
te martyrum candidatus laudat exercitus".
("Te loda il glorioso coro degli Apostoli,
dei Profeti la lodevole schiera,
il candido esercito dei martiri").
Possiamo anche osservare come la figura del profeta era già presente nell'A.T. mentre la figura dell'Apostolo è nuova.
Il profeta era ed è il messaggero di Dio, il suo inviato, colui che proferisce le sue parole. L'Apostolo, in quanto gerarchia, rappresenta l'autorità, il ministro di Dio. E' sul dualismo tra rappresentanti istituzionali ed inviati carismatici che è strutturata la Chiesa. Un dualismo già prefigurato nell'A.T. nel rapporto tra chi governava il popolo ed Profeti, tra autorità e profetismo, in qualche modo fra la stessa legge ed i profeti; sono Mosè ed Elia che dialogano con Gesù sul Monte Tabor.
Ma nel Nuovo Testamento questa relazione tra gerarchia e carisma, potremmo anche dire tra gli Apostoli gerarchici e Apostoli carismatici, è esemplificato in modo stupendo nelle due figure di S.Pietro e S.Paolo: il primo nominato da Gesù stesso come primo dei Sommi Pontefici, vertice della gerarchia ecclesiastica, il secondo convertito ed istruito direttamente dal divino per via carismatica, Apostolo delle Genti che però non apparteneva ai dodici Apostoli.
Lo Spirito Santo continua ad ammaestrare la Chiesa[15] fornendola dei doni, sia carismatici che gerarchici, che Egli mantiene sempre vivi in essa, rivelando la sua opera in ambedue. Il Concilio presenta così in una visione dinamica i doni gerarchici e carismatici, i quali agiscono in forma armonica e complementare in virtù della presenza dello stesso Spirito che li anima. Nel Decreto Ad Gentes, alla fine del n.4, c'è un'altra precisazione che tende a mettere in luce e situare nella loro giusta dimensione i doni carismatici, tra i quali si trovano le Rivelazioni Private in qualità di carisma profetico: «Talvolta anzi (lo Spirito Santo) previene visibilmente l'azione apostolica[15a], come incessantemente in vari modi l'accompagna e la dirige [15b]». Si tratta quindi di un'azione, concordata dallo Spirito Santo, che talvolta si rivela apertamente nei fedeli prima di venire percepita e valorizzata dalla Gerarchia.
Non c'è quindi concorrenza né opposizione tra doni gerarchici e Rivelazioni Private, ma complementarietà e armonica cooperazione. [16]
Il Decreto del Concilio Vaticano II "Apostolica Actuositatem", al termine del n.3, mette in evidenza l'obbligo di chi ha ricevuto il dono e insieme il diritto di esercitarlo nella Chiesa e ricorda di esaminare tutto e di ritenere ciò che è buono a quanti hanno il compito di giudicare sulla genuinità ed uso ordinato dei carismi: «Dall'aver ricevuto questi carismi, anche i più semplici, sorge per ogni credente il diritto e il dovere di esercitarli per il bene degli uomini e a edificazione della Chiesa, sia nella Chiesa stessa che nel mondo con la libertà dello Spirito, il quale spira dove vuole e al tempo stesso nella comunione con i fratelli in Cristo, soprattutto con i propri pastori, che hanno il compito di giudicare sulla loro genuinità e uso ordinato, non certo per estinguere lo Spirito, ma per esaminare tutto e ritenere ciò che è buono».
Nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa "Lumen Gentium", al n.12, viene affermato che «inoltre lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtù, ma distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui, dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa secondo quelle parole: "A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio". E questi carismi, dai più straordinari a quelli più semplici e più largamente diffusi, siccome sono soprattutto adatti alle necessità della Chiesa e destinati a rispondervi, vanno accolti con gratitudine e consolazione».
Il Concilio Vaticano II indica tre vie essenziali in cui si realizza il progresso della Tradizione di origine Apostolica nella Chiesa sotto la guida dello Spirito Santo: esso si compie per mezzo della meditazione e dello studio dei fedeli, sia con la profonda intelligenza data dall'esperienza delle cose spirituali[17a], sia per mezzo della predicazione di coloro « i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità » (DV, 8) Fra le possibili esperienze delle cose spirituali, le Rivelazioni Private sono tra quelle che maggiormente producono un'intelligenza, ovvero una comprensione e penetrazione della verità, in quanto sono ad essa ordinate[14a].
La Costituzione Dogmatica sulla Rivelazione Dei Verbum, afferma che «così Dio, il quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce dell'Evangelo risuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti a tutta intera la verità» (DV 8). Sempre la Dei Verbum al n. 5 afferma che «a Dio che rivela è dovuta l'obbedienza della fede, con la quale l'uomo si abbandona a Dio tutt'intero liberamente, prestandogli il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà e acconsentendo volontariamente alla rivelazione data da lui».
L'uomo «vive di verità e di amore», è fatto per conoscere la Verità: il vero scopo della sua vita è la conoscenza della Verità [...]. La disposizione fondamentale dell'uomo dev'essere, quindi, quella di riconoscere la verità sempre e dovunque essa si manifesti: si tratta di un'apertura totale di fronte a Dio e a quanto proviene da Lui [17b]. Ogni rivelazione esige che le si presti fede nella misura in cui essa si dimostra vera. Di conseguenza chiudersi alla verità costituisce peccato. Quando è accertata l'autenticità di una rivelazione, il suo rifiuto equivale a contraddire la verità stessa e quindi a mancanza di fede. Si tratta in principio sempre di quella disposizione che può portare alla completa perdita della fede e che «rende Iddio menzognero». Se poi si rifiutano senza alcun motivo le prove che garantiscono la verità del fatto, si incorre nel peccato contro lo Spirito Santo [18].
L'apertura completa alla verità, di qualunque genere essa sia, è l'atteggiamento fondamentale che deve avere ogni autentico cristiano. Tale apertura riguarda sia la rivelazione di Dio contenuta nella Rivelazione pubblica, che qualsiasi altra rivelazione «privata», che proviene essa pure da Dio. [19]
Dio, somma verità e sapienza, non può mai contraddire se stesso. Per questo motivo ogni Rivelazione Privata autentica, in quanto proveniente da Dio, non può correggere o superare la Rivelazione di cui Cristo è il compimento (Cfr. CCC 67). In questo senso tutto ciò che nelle Rivelazioni Private viene affermato, in materia di fede e di morale, non potendo contrastare con il Deposito della Fede vi deve appartenere necessariamente. La presenza di errori dottrinali attribuiti a Dio stesso, o a Maria Santissima, o a qualche Santo nelle loro manifestazioni è infatti uno dei primi criteri di discernimento negativi sulle Rivelazioni Private. [20]
Il giudizio sulla genuinità e ordinato uso dei carismi, tra i quali la profezia ricopre un posto premintente[21], spetta all'autorità ecclesiastica, alla quale spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono. (Cfr. Lumen Gentium 12b)
Il teologo G. Philips è ancora più esplicito nel suo commento al n. 12 della Costituzione sulla Chiesa: «Nell'esercizio di questa supervisione (sull'autenticità dei fenomeni), la gerarchia non pretende di elevarsi al di sopra dello Spirito, come per citarlo davanti al suo tribunale. Ma il rispetto dello Spirito Santo implica il dovere di esaminare se ci troviamo realmente davanti a una sua manifestazione» Egli indica pure l'atteggiamento rispondente dell'autorità competente a dare il giudizio. Essa deve attenersi a un duplice principio: «Non spegnete lo Spirito per pusillanimità, ansietà o preferenza di un calcolo umano», quanto ai doni profetici, «esaminate tutto; quello che è buono, tenetelo (1 Ts 5,19-21)». [22]
Nella dottrina cattolica l'esistenza delle Rivelazioni Private è una certezza[23]. "Sono sempre esistite anime in cui si è manifestato lo spirito di profezia. È un fatto riconosciuto dalla Sacra Scrittura e dall'autorità della Chiesa nei processi di canonizzazione. Discutere la possibilità delle rivelazioni private - dice Meynard[24] - sarebbe misconoscere uno dei caratteri della santità esistente nella vera Chiesa e il sovrano potere di Dio".[25a] Alcune Rivelazioni Private, come nel caso di S.Brigida di Svezia, di S. Ildegarda di Bingen, di Lourdes e di Fatima[25b], hanno l'approvazione della Santa Sede. E' folta la schiera di santi che hanno asserito di aver avuto Rivelazioni Private. Lo stesso S.Francesco ha ricevuto la Regola da Cristo per rivelazione. Non c'è dunque da meravigliarsi del fatto che Dio possa parlare all'uomo, anche se peccatore. D'altronde se giustificare un peccatore e abitare dentro di lui per grazia è senz'altro cosa maggiore, non c'è motivo alcuno per meravigliarsi di cosa minore, quale il parlargli.
Questa materia è vasta e complessa, ed esistono più scuole di pensiero teologico anche divergenti[26][27], per cui non è stato ancora possibile produrre una materia dogmaticamente certa.[28][29]
« Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come Apostoli, in secondo luogo come Profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza [...]. Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se pure avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità non sono nulla» (1 Cor 12, 28 - 13, 2).
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[1] Vedi Concilio di Trento, Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n.1540 e 1566 dove si usa speciale (speciali revelatione) e non privata.
[2a] Giovanni Paolo II ha usato il termine "speciale" piuttosto che "privata", nell'udienza generale del Mercoledì, 28 luglio 1999, dedicata al tema "L'Inferno come rifiuto definitivo di Dio", affermando:"La dannazione rimane una reale possibilità, ma non ci è dato di conoscere, senza speciale rivelazione divina, se e quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti".
[2b] Cfr. P.Del Zotto, Per una teologia delle rivelazioni private, in Antonianum 64(1989), Pontificium Athenaeum Antonianum, Roma, Pg.308, inizio Premessa e nota n.1. Anche l'espressione "Rivelazioni particolari" si trova negli atti del Concilio Tridentino.
[3] Cfr. S.Tommaso d'Aquino, S.Th II-II, q. 174, a. 6.2; "Revelatio prophetica fit per modum divinae allocutionis ad hominem: a prophetis autem ea quae sunt eis revelata denuntiantur et verbo et scripto".
[4] Concilio Vaticano II, cost.dogm. Dei Verbum, n.4, “non si deve aspettare alcuna nuova rivelazione pubblica prima della gloriosa manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.”
[5] Cfr. Joseph Card. Ratzinger, Commento teologico alla presentazione del terzo segreto di Fatima; "Il termine « rivelazione pubblica » designa l'azione rivelativa di Dio destinata a tutta quanta l'umanità [...]. Poiché Dio è uno solo, anche la storia, che egli vive con l'umanità, è unica, vale per tutti i tempi ed ha trovato il suo compimento con la vita, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo."
[6] Mt 24,30 "Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria."
[7] Card. De Lugo, Disputationes scholasticae et morales, Tomus I "De Virtude FIDEI DIVINAE", Disputatio I, Sectio XI, Pg 114, n.232; "Noe ex privata revelatione crededit futurum diluvium; Abraham nascitur filium, etc."
[8] Cfr. P.Del Zotto, Per una teologia delle rivelazioni private, in Antonianum 64(1989), Pontificium Athenaeum Antonianum, Roma, Pg.322, fine cap.IV - Superamento delle difficoltà psicologiche e di fede per una accoglienza della verità con amore.
[9] 1 Cor 14,5; "Vorrei vedervi tutti parlare con il dono delle lingue, ma preferisco che abbiate il dono della profezia; in realtà è più grande colui che profetizza di colui che parla con il dono delle lingue, a meno che egli anche non interpreti, perché l'assemblea ne riceva edificazione."
[10] Cfr. Joseph Card. Ratzinger, Commento teologico alla presentazione del terzo segreto di Fatima; " diviene ora possibile intendere correttamente il concetto di « rivelazione privata », che si riferisce a tutte le visioni e rivelazioni che si verificano dopo la conclusione del Nuovo Testamento."
[11] Cfr. Joseph Card. Ratzinger, Commento teologico alla presentazione del terzo segreto di Fatima; "Non si tratta quindi di comunicazioni intellettuali, ma di un processo vitale, nel quale Dio si avvicina all'uomo; [...] Poiché Dio è uno solo, anche la storia, che egli vive con l'umanità, è unica, vale per tutti i tempi ed ha trovato il suo compimento con la vita, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo. In Cristo Dio ha detto tutto, cioè se stesso, e pertanto la rivelazione si è conclusa con la realizzazione del mistero di Cristo, che ha trovato espressione nel Nuovo Testamento."
[12] Concilio Vaticano II, cost.dogm. Dei Verbum, n.2, “...Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la rivelazione.”
[13] S.Pio X, Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n.3421; ove si condanna l'errore:"21. La rivelazione che costituisce l'oggetto della fede cattolica, non terminò con gli apostoli."
[14] S.Tommaso d'Aquino, Summa Th. II-II, q.174, a.6; l'intero articolo 6 è dedicato all'approfondimento di come i gradi della profezia possano variare seconto di tempi, ed in particolare:
[14a] Cfr. S.Tommaso d'Aquino, Summa Th. II-II, q.174, a.6 "Postmodum autem fuit donum prophetiae in discipulis Christi multo excellentius quam fuerit in antiquis prophetis"
[14b] Cfr. S.Tommaso d'Aquino, Summa Th. II-II, q.174, a.6 "Quantum vero ad directionem humanorum actuum, prophetica revelatio diversificata est, non secundum temporis processum, sed secundum conditionem negotiorum"
[15] Lumen Gentium 54, "la Chiesa Cattolica, edotta dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come Madre amantissima".
[15a] (cfr. At 10,44-47; 11,15; 15,8).
[15b] (cfr. At 4,7-8; 5,32; 8,26.29-30; 9,31; 11,24-28; 13,2.4.9; 16,6-7; 20,22-23; 21,11, ecc.).
[16] Cfr. P.Del Zotto, Op. Cit., Pg.314, fine cap.I "Il carisma profetico nel contesto dei doni dello Spirito Santo".
[17a] Esistono di questo passaggio del capitolo 8 della Dei Verbum, diverse traduzioni. La Dei Verbum in Italiano dal sito della Santa Sede riporta:"sia con la intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali"; il commento teologico del card. J.Ratzinger alla pubblicazione del terzo segreto di Fatima riporta:"per mezzo della profonda intelligenza, che deriva dall'esperienza spirituale"; la traduzione delle edizioni Paoline (ISBN 88-315-0221-2) riporta infine:"sia con l'esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali". Abbiamo dunque preferito attenerci al testo di riferimento in latino:"tum ex intima spiritualium rerum quam experiuntur intelligentia".
[17b] Cfr. H. Schlier, Grundzüge einer paulinischen Theologie (Herder Freibur-Basel-Wien 1978) 191.
[18] Dominum et vivificantem 46-48 – Giovanni Paolo II – Lettera Enciclica; per analogia “46. Sullo sfondo di ciò che abbiamo detto finora, diventano più comprensibili alcune altre parole, impressionanti e sconvolgenti, di Gesù. Le potremmo chiamare le parole del «non-perdono». Esse ci sono riferite dai Sinottici in rapporto ad un particolare peccato, che è chiamato «bestemmia contro lo Spirito Santo». [...]
Perché la bestemmia contro lo Spirito Santo è imperdonabile?
Come intendere questa bestemmia? Risponde san Tommaso d'Aquino che si tratta di un peccato:
«irremissibile secondo la sua natura, in quanto esclude quegli elementi, grazie ai quali avviene la remissione dei peccati». Secondo una tale esegesi la «bestemmia» non consiste propriamente nell'offendere con le parole lo Spirito Santo; consiste, invece, nel rifiuto di accettare la salvezza che Dio offre all'uomo mediante lo Spirito Santo, ...”
[19] P.Del Zotto, Op. Cit., Pg. 319, cap. III "Diposizioni personali di fronte alle Rivelazioni Private."
[20] Cfr. Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede - Norme per procedere al discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni - 25 febbraio 1978 - Franjo Crad. Seper - Vedi paragrafo 1.B.b
[21] 1 Cor 12,28; La gerarchia dei carismi
[22] G.Philips, titolo originale: "l'Eglise, son mystère au deuxiemme concile du Vatican"; traduzione italiana "La Chiesa e il suo mistero" (Jaca Book, Milano, 1981) , 162
[23] cfr. CCC 67; "Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate "private", alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa."
[24] Cf.Meynard, Trattato della vita interiore, Vol.2, n.322
[25a] A.Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, n.599 Esistenza
[25b] S. Giovanni Paolo II, Lett.Apost. Rosarium Virginis Mariae, n.7; "Desidero in particolare ricordare, per l'incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l'autorevole riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e Fatima".
[26] G.M.Roschini, La Madonna negli scritti di Maria Valtorta, cap.3, pg.22; Riguardo al valore delle rivelazioni private, vi sono tre sentenze: due opposte ed una intermedia...
[27] Gianni Colzani, in Introduzione a, Karl Rahner, Visioni e Profezie, Pag.20-21;"Il dibattito teologico sulle visioni e sulle apparizioni non è certo terminato con il lavoro di Karl Rahner. Il problema rimane aperto e dibattuto anche oggi: una semplice scorsa alla principale bibliografia posteriore al suo lavoro (vedi nota 27 nel libro) basterebbe a provarlo."
[28] Niels Christian Hvidt, Il problema della profezia cristiana, Intervista al card.Joseph Ratzinger del 16 marzo 1998, Introduzione; "Effettivamente non è mai stata sviluppata una vera e propria teologia della profezia cristiana..."
[29] A conferma della estrema importanza e delicatezza dell'argomento, possiamo osservare che nonostante la Chiesa cattolica ne riconosca senza dubbio l'esistenza, le due costituzioni dogmatiche del Concilio Vaticano II sulla Rivelazione e sulla Chiesa (rispettivamente Dei Verbum e Lumen Gentium) non citano mai esplicitamente le Rivelazioni Private.